PUGLIA

Il termino greco “trullo” e quelli di Puglia

Nei cognomi si trova un pezzo importante della nostra storia e della nostra identità familiare ed etnica. Una semplice parola a cui spesso diamo poca importanza o a cui prestiamo poca attenzione racchiude un mondo fatto di innumerevoli antenati, mestieri antichi, luoghi lontani e lingue arcaiche. La nascita dei cognomi moderni va fatta risalire al concilio di Trento (1545-1563) quando fu deciso che le parrocchie avevano l’obbligo di registrare i battezzati con un nome ed un cognome. Il risultato è un insieme di cognomi che ci danno una fotografia di un preciso momento storico. Districandoci tra errori di trascrizione, licenze linguistiche del parroco di turno e una popolazione largamente analfabeta, ci concentreremo sui cognomi di Terra d’Otranto (Taranto, Brindisi e Lecce), un ecosistema linguistico e culturale specifico ed unico all’interno del fu Regno di Napoli. Una regione di Greci e Latini che, nonostante nel corso dei secoli abbia visto passare innumerevoli padroni e visitatori, ha mantenuto la sua identità più intima, fatto riscontrabile ed osservabile nel ricchissimo patrimonio di cognomi di questo ponte naturale tra oriente ed occidente che è la penisola Salentina.

 

Si legge dal post di @Alfruda:

 

Il cognome Trullo, e forse Pagliaro, ci rimandano quasi certamente al mestiere di costruttore di trulli. Ma quali trulli? e soprattutto il nome trullo è quello corretto?

 

I trulli sono uno degli elementi più famosi della moderna regione Puglia, ma sul loro nome, la loro origine e la loro distribuzione sul territorio c’è necessità di fare chiarezza. La parola trullo è greca e vuol dire banalmente cupola, infatti caratteristica di ogni sorta di trullo è l’interno a tholos, per usare un termine archeologico, cioè a cupola in pietra, dal pavimento, o dalle pareti, fino al punto apicale. Ma i trulli più noti, che sono esclusivamente caratteristici della Valle d’Itria (anche se qualche trullo vagante si può trovare anche appena fuori), non si chiamano trulli nel dialetto locale, ma casodde, e la parola trullo sembra essere posteriore o addirittura “colta”. Altro discorso, e anche più complesso, per i trulli della penisola salentina, noti soprattutto con il nome di pajare, tradendo l’uso prevalente che ne veniva fatto. Ma è registrato anche furnacedda, infatti queste strutture dall’aria micenea (a proposito di tholos), a seconda dell’uso che ne veniva fatto cambiavano nome e quindi nel caso in cui servissero da riparo per i pastori durante la transumanza, il buco nel centro esatto della cupola permetteva di poterle usare come punti fuoco. E truddu, vista la pertinenza linguistica del greco nel Salento di gran lunga più presente rispetto alla Valle d’Itria, è infatti un termine più attestato dalle nostre parti che dalle parti delle murge. Per quanto riguarda il cognome Trullo è probabile associarlo al mestiere di costruttore di queste strutture in pietra viva e senza alcun tipo di calce, che richiedeva marticolari e specifiche maestranze. Anche Pagliaro, nel caso del nostro territorio, potrebbe fare riferimento ai trulli invece che ad un vago deposito di paglia, com’è il caso nel resto d’Italia.

 



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Fonte: Alfruda

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